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Nome botanico (genere e specie):

Artemisia absinthium

Parti utilizzate per scopi medicinali:
Bacche/frutti. Foglie
Sostanze chimiche contenute: Absinto/o, Oli volatili, Tujone
Effetti dimostrati :
Deprime il sistema nervoso.

Nome botanico (genere e specie):

Artemisia absinthium

Parti utilizzate per scopi medicinali:
Bacche/frutti. Foglie
Sostanze chimiche contenute: Absinto/o, Oli volatili, Tujone
Effetti dimostrati :
Deprime il sistema nervoso.

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Il tujone provoca (come l'alcool) alterazioni della mente e può condurre a psicosi. Aumenta l'acidità gastrica.
Informazioni varie:
L'assenzio può creare dipendenza, come l'alcool etilico.
Effetti benefici supposti non dimostrati:
Cura l'ansia. Agisce come blando sedativo. Stimola l'appetito. Avvertenze e precauzioni:
Non fare assumere: In gravidanza, allattamento. I pericoli superano qualsiasi beneficio. Tossicità:
Considerata leggermente pericolosa, soprattutto per i bambini, le persone oltre i 55 anni e per coloro che ne assumono quantità superiori a quelle consigliate per lunghi periodi di tempo.

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La ricetta della prima apparizione della mitica Fata Verde era questa:mettete a macerare per un minimo di 12 ore, in 95 litri di alcol (85 per cento di gradazione), le seguenti piante essiccate: 2,5 kg di artemisia absinthium (assenzio maggiore o romano), 5 kg di anice e 5 kg di finocchio - altre fonti aggiungono issopo, succo di limone, angelica, anice stellato (che, all'epoca, contribuì alle fortune del mistrà marchigiano), dittamo (pianta erbacea aromatica della famiglia delle Rutacee), ginepro, noce moscata e veronica.
Aggiungete 45 litri di acqua e distillate. Dal liquido ottenuto (circa 95 litri ), prelevatene 40 litri , e aggiungete un altro chilogrammo di assenzio, un chilogrammo di issopo e 500 chilogrammi di succo di limone; scaldate a moderata temperatura, filtrate, e aggiungete i rimanenti 55 litri di distillato. I circa cento litri finali di assenzio saranno ricondotti a una gradazione alcolica di 75 per cento con un'ulteriore diluizione in acqua.

Il fascino dell'assenzio è anche legato al suo particolare modo di consumarlo, che ne costituisce un rituale. In effetti, esistono diversi modi per berlo ed il sapore varia di conseguenza; quindi, la scelta del modo preferito è a discrezione del consumatore.

liscio: si beve direttamente come tale, preferibilmente servendolo in un bicchierino da liquore.
alla francese: è il rituale classico. Si versa nel bicchiere una dose di assenzio, si depone una zolletta di zucchero sopra un apposito cucchiaino forato e con una brocca si fa gocciolare dell'acqua ghiacciata (5 parti per 1 parte di assenzio) sullo zucchero per stemperarlo dolcemente.
L'acqua e lo zucchero hanno la funzione di diluire ed addolcire la proverbiale amarezza dell'assenzio, e si dice, anche di aumentare gli effetti del tujone (ma questo è più verosimilmente un effetto dovuto alla suggestione indotta da quello che è considerato un rituale).

L'assenzio bevuto in questo modo, rimane fresco e con un gusto dolce al punto giusto; inoltre, diventa bianco trasparente... diversamente, non è assenzio.Dopo aver fatto scivolare lo zucchero in fondo al bicchiere si deve agitare un po' e sorseggiare pian piano.
flambè o bohemiènne: si mette prima di tutto il cucchiaino con lo zucchero sopra il bicchiere, si versa l'assenzio bagnando la zolletta di zucchero e successivamente avvicinandola al liquore.
Fatto questo si incendia la zolletta in modo che il fuoco caramelli lo zucchero che gocciolando infiamma anche l'assenzio. Fatto caramellare per una quindicina di secondi si spegne il fuoco e si allunga la miscela con acqua. Questo metodo rende l'assenzio caldo e inebriante. [pagebreak]

L’ Ora Verde

Nel lontano 1830 le truppe francesi stavano tornando trionfanti dalla conquista in terra di Algeria; questi uomini non tornavano come semplici vincitori di una guerra, bensì vittoriosi anche da diverse malattie allora letali, quali la dissenteria, la malaria il tifo..
Assieme ad essi portavano la pozione che a loro dire li avrebbe preservati dai malanni:
Un infuso di Artemisia Absinthium, una pianta spontanea che cresce in gran parte dell'Europa ed in Italia in particolar modo.
Le proprietà officinali di questa pianta erano conosciute fino all'antichità, infatti in un papiro egizio rinvenuto in una spedizione di egittologi riportava la ricetta di una essenza curativa a base di Artemisia Absinthium; nella bibbia invece si trova sempre in pessima compagnia di piaghe e lamentazioni.
La magica pozione venne commercializzata da Henri-Luis Pernod nel 1805 e venne chiamato Absinthe che tradotto in italiano equivale ad Assenzio.Il boom del successo lo si ebbe alla fine del diciannovesimo secolo quando in Francia il famoso Absinthe divenne una bevanda in gran voga.
Questo aperitivo con 68° di percentuale alcolica ebbe un tale successo di massa che il suo utilizzo spaziava dal ricco borghese, all'artista e al proletario, la sua benevolenza tra il popolo ne fece la bevanda più consumata, a discapito delle aziende vinicole che persero grandi percentuali di vendita.
L'Absinthe forniva una economica alternativa per sbronzarsi, ed altre aziende (oltre alla Pernod di Pontarlier) cominciarono a produrre il loro Absinthe con materiali a bassissimo costo per giocare fino in fondo la carta della concorrenza. Non ci volle molto perchè questo aperitivo dal gusto di anice si diffuse in tutta Europa e successivamente anche negli Stati Uniti.
Personaggi famosi come Verlaine, Rimbaud, Baudelair, Van Gogh, ne fecero la loro musa personale, e poi Degas, Toulouse Lautrec, WIlde e tanti altri artisti diventati un mito.
Moltissime opere d'arte dalle poesie ai quadri furono dedicate alla Fata Verde; quando nell'antica Parigi rintoccò l'ora verde, ne vennerò consumati milioni di ettolitri.
L'ora verde andava dalle 17 alle 19 e coincideva con l'ora dell'adulterio. Verso gli inizi del ventesimo secolo erano gia serpeggianti delle voci secondo le quali l'assenzio aveva delle proprietà non del tutto controllate, e il suo abuso, nonchè la assuefazione che dava ai bevitori cominciò a far sospettare che essa non era un normale liquore, bensì una droga.
Il bevitore di vino tende all'allegria, alla socializzazione, il bevitore di birra ha una ubriacatura pesante; il bevitore di assenzio è invece perso nelle sue fantasticherie, la sua creatività raggiunge livelli massimali e forse, anche per questo fu la bevanda degli artisti.
Certo non aiutò a salvare l'onore della Fata Verde il colpo di pistola che Verlaine sparò a Rimbaud, ne l'orecchio di Van Gogh che si recise dopo aver bevuto assenzio.
Nel 1907 in Svizzera fu firmata una petizione che condannò l'assenzio al bando, in Francia fu vietato nel 1915 e grazie anche alla guerra mondiale che distolse gli sguardi dai cafès parigini alle trincee, l'absinthe scomparve lentamente.
Sopravvive tutt'ora in Spagna e Portogallo.
Questa fu la fine di un mito.
[pagebreak] Marie-Claude DelahayeMarie-Claude Delahaye è l'esperta mondiale riconosciuta e la massima persona competente per quanto riguarda l'assenzio. È docente di biologia cellulare all'Università Pierre e Marie Curie di Parigi e ha scritto molti libri, il primo dei quali porta il titolo di ‘Assenzio –

Storia della Fata Verde'

pubblicato per la prima volta nel 1983.
Questo libro è ora esaurito ed è diventato un oggetto da collezione. Sono seguiti altri libri che hanno a poco a poco svelato l'importanza dell'assenzio nella società del XIX secolo e in modo altrettanto importante la sua influenza sull'arte. Dopo avere organizzato numerose mostre, nel 1994 ha fondato il famoso Museo dell'Assenzio ad Auvers-sur-Oise, il villaggio francese dove è sepolto Vincent van Gogh, ed è stata ampiamente riconosciuta per il suo lavoro dal Governo Francese.

IPSE DIXIT...

Oscar Wilde.
Questi sapeva gustare l’assenzio da esteta e rese pubbliche due o tre sue osservazioni: «Un bicchiere d’assenzio, non c’è niente di più poetico al mondo. Che differenza c’è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose».

Fin dai tempi antichi era apprezzata per le sue proprietà terapeutiche. Plinio la stimava moltissimo come erba utile per curare molte malattie e disfunzioni e soggiungeva: “In particolare viene poi tenuta in grande considerazione nei riti sacri del popolo romano: infatti durante le Feriae Latinae, in occasione delle gare fra le quadrighe sul Campidoglio, il vincitore beve dell’assenzio: i nostri antenati, suppongo, hanno ritenuto onorifico dare come premio la salute”.

Nell’Apocalisse si chiama Assenzio la grande stella punitrice: «Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque perché erano diventate amare».

Il poeta Ernest Dowson, morto a 33 anni a causa dell'alcolismo, in una lettera scritta ad un suo amico commentava l'assenzio: «In realtà è un errore invaghirsi dell'assenzio. Come alcol robusto, è inferiore al nostro vecchio scotch. Io stamattina mi sono svegliato con i nervi a fior di pelle e un alito pestilenziale. Capisco che l'assenzio aumenta l'acidità. È estremamente nocivo per la pelle. Non ho mai avuto un aspetto così vizioso come questa mattina» .

Aleister Crowley autore e occultista : Ah, la dea verde! Quale attrazione la rende così adorabile e temibile?
Conoscete il sonetto francese Légende de l’absinthe?
Quel poeta doveva proprio amarlo:
“Apollo che piangeva il trapasso di giacinto / Non voleva cedere la vittoria alla morte / Occorreva che la sua anima, amante del progresso / Trovasse per la bellezza un’alchimia più sacra / Così con la sua mano celeste, inaridisce, strappa / I doni più delicati della divina Flora / I loro corpi spezzati esalano un’essenza d’oro / Da cui raccoglie una goccia d’assenzio per noi / Rifugiati nelle caverne, nei palazzi sfavillanti / A uno, a due bevete questa pozione amorosa”».

Paul Verlaine, nelle sue Confessioni del 1895, ribattezzò la Fata verde, la «peggiore delle streghe»!

Lo scrittore Émile Zola (Parigi 1840-1902) ne descrisse gli effetti devastanti sulle classi sociali più umili e la piaga sociale che ne derivava: "Finisce sempre con uomini ubriachi e ragazze incinte".

"La fatina verde che vive in Assenzio vuole la vostra anima"

   

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